È che ti amo così tanto da poterti tenere stretta in un pugno ancora oggi che di oroscopi ne sono passati a
non designarci un destino. È che vorrei che tu fossi la mia prolunga, la parte
di me che non riesco a completare anche se so che non potrai mai essere la
somma dei miei errori e che anche tu dovrai crescere le tue inesattezze e
sottrarre i dubbi per averne ancora e ancora.
È che ti amo così tanto da vacillare di fronte ogni tuo dolore e che
potrebbe impazzire ogni mio avvenire se tu decidessi di lasciare il nostro
dove, che non è un luogo, che non ha dimora, che vive in quegli istanti in cui
ci si abbandona alla vita.
È che ti amo così tanto da volerti insegnare tutto ciò che so e poi
rifletto e mi dico che non conosco poi molto e che forse potrebbe bastare la
carezza che ogni tanto posso lasciarti sul bordo di un sorriso a indicarti la
strada.
È che ti amo così tanto che io resterò sempre in quell’altrove e sai
anche di quei fogli che non leggi, ma in cui io m’imprimo a incidere gli attimi
e a scolpire ogni passaggio e a ficcare dentro il mio andare. Ci sono molti
altrove in cui mi potrai riconoscere e in cui sono passata in silenzio anche
solo con l’ausilio della poesia che inciampa su quelle persone che hanno molto
da dire e una voce che bastona chi legge dentro.
Spero che un giorno capirai e quel giorno io sarò lì poiché
non sono mai stata altrove.
Sono sempre stata nel tuo centro, anche quando sembrava che
lì ci fossi tu a spaventarmi la vita. Oggi, forse, ti distrai con la tristezza
e piango perché non vuoi capire che chiudere il dolore entro se stessi fa
impiccare ogni dolce visione.
Era novembre anche l’anno
scorso e magari nell’abbraccio c’era un po’ di rabbia in meno e forse già a metà
di quel mese pensavi che non era possibile andare oltre.
Era novembre anche un anno fa e faceva più freddo. Ricordo
bene che nella voce c’era ancora un po’ d’infanzia e nelle mani una carezza che
so ritornerà fra qualche novembre in più a lambire senza inerzia una scusa
vera.
Un giorno, magari sempre in un novembre, capirai! Ne sono
certa. E potrai trovarmi in ogni altrove e cancella ogni inutile rimpianto giacché
non abbiamo mai smesso di volerci bene. Sono solo gli anni che, bastardi,
scorrono veloci e non ci danno il tempo di comprendere il valore degli istanti.
Come me.
Chissà se fai mai come me. Chissà se ti accorgi mai che nella casa di fronte
abitano altrettanti sospiri e che oltre l’andare dei giorni, a ridosso delle
nostre maree, in una palafitta ancorata alle onde, abita un vecchio
pescatore che vorrebbe parlarti e parlarti
ancora. Ti ripeterebbe mostrando le mani e il cuore consumati dagli anni: “Tu
non dare per certo questo andirivieni, per
mare si va spogli dalla superbia del ritorno.” Tu capiresti e io
morirei. Davvero dai un significato ad ogni lacrima? Davvero sei capace di non
attribuire oltre l’attribuibile? Un giorno franai. Tu tentasti, ma la fatica
era troppa e io capii di non poter avere altro oltre le parole e, allora, non
negarmele.
“Non ieri, non domani.
Solo il presente tra di noi.
Ci basta.”
Bastarci non è esistere, ma vivere quello che cola addosso
la nostra pelle nell’istante in cui Amore trasuda da ogni singolo poro il
sapore dell’essere. Dove vanno a morire i tuoi pensieri? Non posso pensare che
ogni tuo aggrapparti non riesca ad avere un luogo. I miei sanno di inchiostro e
amaro e non possono oltremodo andarsene se non per degli strappi. Anche l’anima
può morire per uno squarcio, lo sapevi? C’è chi l’ha imparato impazzendo e chi
l’ha intuito dal tremare del corpo e chi per poco conto dei cuori altrui l’ha
scoperto odiando.
“Forse oggi, magari ora.
Il presente sa di pienezza.
Io piano piano dimentico.”
Tu non
farlo anche se un giorno potrei chiedertelo. Gli attimi di follia del cuore
sono solo attimi, niente più. Sì, so di averne molti, ma fuggono via veloci
come un tormento e anche se ritornano sono solo istanti. Ti ricordi quando ti
chiesi una bugia? Non so se sono stata vigliacca o meno, ma so di essere stata
onesta. Io la volevo, volevo un appiglio per poterti tagliare, come un filo
spezzato di un aquilone, come una spiga piegata da un viandante maldestro, una
speranza che ancora mi neghi e della quale ormai non patisco più l’assenza.
Forse ogni lacrima pesa di meno? Ogni fuga sa di momenti passati a correre sul
posto e riconosco i tuoi baci tra le righe di ogni verso che scrivo.
Guarda il cielo e impara ad
accendere la luna
a volerle rimanere accanto tutta la notte
poiché troppo bella da lasciare sola.
Conta le stelle, non pensare che siano troppe per provarci,
nulla è così grande e lontano da non tentare,
ogni miraggio è un piccolo miracolo su cui sperare.
Della notte ama anche il nero:
se per un istante provi a imbrogliarlo
esso ti svelerà da ogni parte la bellezza del mondo.
Cullati con le parole di un libro, la notte.
Quando vuoi per un istante dimenticare i tuoi pensieri
nutriti con i pensieri degli altri.
Ardi di fronte a un quadro
fallo passare dagli occhi per approdare nel cuore
Nutriti della sua bellezza e saziati della sua anima.
Fai della curiosità il tuo strumento per studiare.
L’incanto del desiderio di conoscere,
la necessità di farlo per avere la capacità di decidere.
Insegui i tuoi sogni, non smettere mai di sperare,
anche se verranno definiti deliri.
La vera follia sta nell’ucciderli.
Non aver vergogna di essere un fiore bianco tra fiori rossi
e se hai un profumo diverso fallo conoscere al vento,
la natura ha bisogno anche della tua essenza.
Rispetta te stessa, gli altri, gli oggetti, le idee,
coltiva il tuo campo senza arrecare danno al terreno altrui,
e complimentati con il tuo vicino se il suo raccolto è migliore.
Non invidiare, lo so che non è semplice,
la vita a volte sembra che sia generosa solo con pochi,
ma ricordati che ognuno ha il suo dolore e non sempre puoi scorgerlo.
Scegli, non aver paura di pagarne le conseguenze,
fai del coraggio l’ingrediente primario della tua vita,
condisci la tua esistenza con esso, abolendo i rimpianti.
Sulle persone che posso dirti?
Io ho senza eccezione dato loro una possibilità
e di questo non mi pento: un’amicizia raschia mille delusioni.
Ma prima di tutto l’amore.
È lui che d’agosto fa cadere le stelle
per regalarci il sogno di un desiderio.
federica sabbatini da "Perdonate il Bianco e il Nero"
(Non ho più tenebre
riflesse tra le dita
come passanti ruvidi
incagliati nei ricordi).
Ascolta ad occhi chiusi
questo vento
che prostra prepotente
le punte dei cipressi.
Respirami nel petto
chiusa tra le mie braccia
nel tremolio dei vetri
e della voce.
Il buio? è stato ieri
(il presente e il verrà)
ogni petto è una scommessa
che gioco incurante delle mani.
Di me ti resta solo da inalare
una superstizione antica
fatta di donne vestite di nero
e lenzuola sotto la cenere,
note stonate di dita che cercano
l’armistizio delle parole.
Ama di me la definizione che trema.
(attendo lontana dall’uscio).
(Non ho più tenebre
riflesse tra le dita
ma solo nastri azzurri
che scorrono al futuro).